Sul nuovo numero della interessante rivista virtuale MoodMagazine (219 hits) , potete trovare una recensione dell’album “Tracce” (Shef) , dove vengono menzionate anche le produzioni SvP.
Per agevolare chiunque non sia pratico di pdf e downloads, riporto la recensione integrale (by Ugoka) qui sotto…
Shef è un 22enne di Udine all’esordio solista dopo un paio d’uscite con il suo gruppo, gli Empirici, 13 “Tracce” in tutto per un demo-cd abbastanza convenzionale. Shef rappa su beats prodotti sia da membri della sua crew (Rail, Kappah, Legame) che da vari personaggi della scena hip hop udinese (BQ, Creo, Arzone…). Dicevamo abbastanza convenzionale ed ecco il perchè: le tematiche sono ben tracciate ma spesso trattate senza troppa personalità, Shef si dimostra un mc capace ma non ancora pienamente padrone del mezzo e gli sleghi metrici più virtuosi suonano un po’ troppo forzati. Difetti che comunque si riscontrano nella maggior parte dei demo e talvolta, ahimè, anche nei dischi uffi ciali. Nonostante ciò questo “Tracce” scorre liscio e godibile: buone le produzioni (su tutte quelle di BQ e di Rail), buoni gli interventi scratch di Legame e discreto il flow dell’mc udinese, caratterizzato da un tono di voce tipicamente friulano che marchia a fuoco il suo stile. I pezzi più riusciti sono sicuramente “Neve Bianca” con l’ottimo featuring microfonico di Tubet della DLH Posse, la title-track “Tracce” e “Untitled”: una jam di 7 minuti e passa con Mole, Volo e BQ al microfono su un gran beat di quest’ultimo e, ciliegina sulla torta, con finale assolo di Rhodes. (ugoka@moodmagazine.org)
Bq
E’ una Milano luminosa fino a tardi e prodromica di primavera quella che ospita il profeta della hip hop più acclamato degli ultimi anni: Kanye West.
Il rapper di Chicago, atteso da un Alcatraz florido ma non debordante, ha costruito in primis la sua fama su una lunga carriera di producer, apponendo il suo marchio su numerosi e mai banali brani (per 213, Dilated Peoples, Common, Ludacris, Slum Village, Jay-Z…) per poi trionfare anche nelle vesti di protagonista del palco e, in un certo senso, di se stesso, tramite due album che hanno riscosso un successo planetario sia in termini di pubblico sia di critica, portandolo a conquistare le prime pagine delle più prestigiose riviste del settore e non solo.
Dotato di un ego straripante ed eccentrico (il quale lo ha condotto a criticare aspramente l’operato di George Bush sulla questione New Orleans in diretta Tv ed allo stesso tempo a presentarsi con un giubbino da domatore circense sopra una camicia bianca al live), Kanye indubbiamente manca di eccellenti doti metriche, non è uomo da punchlines serrate, nè rhyme-sayer poetico e raffinato. Ma più di ogni altro sa fondere contemporaneità e passato musicale eterogeneo in un mix esplosivo, anticonformista, travolgente e sconvolgente, sia per quanto attiene l’impatto su un certo dogmatismo tipico della hip hop, sia per quanto riguarda il pubblico, il quale sovente rimane basito di fronte a tanto eclettismo.
E allora spazio a violiniste, coriste ed arpista sul palco, a un dj (A-Trak - Canada’s first world champion DJ) protagonista ma non invasivo, perfettamente integrato nel tessuto sonoro colmo di ri-arrangiamenti vellutati e interpretazioni fedeli all’originale, per un’ora e venti di grandi successi tratti da “College Dropout” e “Late Registration” (All falls down, Touch the Sky, Diamonds from Sierra Leone, Drive Slow…) proposti con un ritmo serrato e discreti effetti scenici, grazie ad efficaci giochi di luce e ad un maxi-schermo di fronte al quale Kanye dimostra di trovarsi a suo agio tanto quanto nelle vesti di catalizzatore dell’attenzione del pubblico, sia in positivo (quanto ripropone come “old school joint” il classico degli anni ‘80 “Take on me” degli A-Ha o “Rock with you” di Michael Jackson) sia in negativo (quando commette il primo di un paio di errori piuttosto vistosi rovinando un ingresso trionfale su “Goldigga”, con tanto di introduzione con lo swing originale ripescato dalla notte dei tempi).
Tra repentini cambi d’abito, occhiali improbabili e tributi classici (quello alla madre e quello autocelebrativo rispetto ai successi prodotti) il concerto vola verso l’epilogo piacevolmente, ironicamente, senza troppa retorica e convenzionalità. Il pubblico acclama, balla, è coinvolto totalmente nell’evento e trascinato dal leader. Che non propone bis oltre quelli già predisposti dopo il primo spegnimento delle luci, che detta i tempi dei cori, dei saluti e delle danze.
E constatando il tipo di risposta ipnotica e rapita che Kanye riesce ad ottenere dalla folla ci rendiamo conto che forse quel giubbino da domatore non è solo un vezzo da milionario annoiato.
Bq
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